Il nuovo coro della Curva Sud Roma

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Ecco il nuovo coro della Curva Sud Roma, registrato sotto il muretto dei Boys storico gruppo ultras della tifoseria romanista nato nel 1972.

Questa canzone ci ha dato del filo da torcere per via di diverse informazioni contrastanti e per via di alcune correzioni in corso d’opera. Siamo nell’era di internet e tutto viaggia veloce ed ecco che può accadere che un coro già esistente, nato da un gruppo, magari anche in altro settore, diventi poi popolare all’improvviso, grazie ad un video che diventa virale in poche ore..ma che dico, in pochi minuti. E se il video inquadra lo striscione dei Boys ecco che..e invece no.

Ma quel che importa è che la canzone abbia inziato proprio a prendere piede tra la tifoseria durante la partita Roma v Frosinone del Settembre 2018, a pari passo del video.

Ecco il video

Le parole della canzone della tifoseria romanista sono:

oh Roma ale

oh Roma ale

as Roma sosteniamo solo te

ti seguirem ovunque andrai

dai Roma non mollare mai

La musica ed il coro

Stavolta è stato difficile tutto, ma proviamo anche a dare un senso a melodia e ritmo. Alcuni di voi, alcuni come te, nostri fan, collaboratori, insomma footballer, hanno provato a dire la loro e la versione più accreditata sembrava quella che asserisce che il coro sia una cover della canzone dei tifosi dello United per Best: On the piss with George Best. Ma non sembrerebbe ad orecchie più esperte.

Poi qualcuno ci fa notare un qualcosa di divertissimo, il coro della curva romanista potrebbe essere una rivisitazione della sigla di un programma tv per bambini…oltretutto un cartone animato eccezionale con grandi significati alle spalle: Shaun the sheep.

Boys Roma 1972

E visto che li abbiamo citati, ci piace riportare una citazione imporante presa dal sito de “L’avvocato”, tratto a sua volta da da Supertifo n. 13 – 1° novembre 1994 – Intervista a Pinuccio e Armandino.

Boys, le furie giallorosse

 

Quando nascono i Boys Roma e quale zona della capitale rappresentate?
“Il gruppo dei Boys nasce nel 1972 per iniziativa di Antonio Bongi con un intento di primaria importanza, cioè quello di distinguersi dal resto della tifoseria giallorossa esistente. In comune avevamo un’estrazione borghese, proveniendo e vivendo in quartieri come Vigna Clara, Parioli e Balduina. Questa nostra posizione sociale benestante ci ha permesso di avere una cassa sociale pingue per poter acquistare numeroso materiale da stadio. In quel periodo avevamo uno stretto legame con le Brigate Gialloblu di Verona.”
Vista la vostra estrazione borghese, l’ideologia palesemente destroide e una inclinazione autonomista, perché in passato avete aderito al progetto di accorpamento del C.U.C.S., in quegli anni decisamente “borgataro” e “rosso”?
“Dobbiamo ricordare che nel ’77, epoca della fusione, noi eravamo in Curva Nord, mentre nella Sud erano presenti altri gruppi come i Guerriglieri, i Fedayn, la Fossa dei Lupi e le Pantere. La scelta di riunirsi in un solo grande gruppo fu il frutto di una necessità del momento, dovuta ad una carenza patologica del livello di organizzazione del tifo. Senza peccare di presunzione, furono i Boys a dare una grossa sterzata ad un ambiente intorporito. Quando decidemmo di trasferirci in Sud c’era un preciso obiettivo, quello di prendere questa unione come punto di partenza per un grande progetto, del tutto nuovo rispetto al C.U.C.S. che aveva in mente grandi cose come poi rivelerà. Ricordiamo ancora oggi quel giorno che portammo in curva Sud quaranta tamburi, un numero impressionante per quell’epoca, con la consapevolezza di fare qualcosa che durasse e facesse parlare.”
In seguito vi siete staccati dal C.U.C.S. formando un gruppo a sé stante.
“Il nostro striscione è di fatto scomparso dal 1977, anno di nascita del C.U.C.S., fino alla sera della finale Roma-Liverpool nell’84. Ma in realtà il gruppo è sempre esistito e si è sempre distinto per una linea di condotta intransigente ed indipendente, trovando per questo dissenzienti nel resto della Curva.
Per essere più espliciti: ci trovavamo in mezzo a gente che faceva dei furti e del vandalismo una ragione d’essere e questo non lo accettavamo a priori. Chi ci conosce sa bene che non rifiutiamo lo scontro fisico e che certamente non siamo dei santarellini. Per capirci, niente porgi l’altra guancia, ma sappiamo bene cosa sia il rispetto e perciò odiamo chi fa le imboscate o le vigliaccate, tornate in auge a causa dell’impossibilità di venire direttamente a contatto per la troppa polizia.”
Sono trascorsi quasi 25 anni e il vostro nome è già leggenda. Ma chi sono e come sono i Boys del 1994?
“Il gruppo è stato praticamente “rifondato” nelle basi, pur mantenendo sempre lo stesso stile di vita e le stesse persone. Anzi a livello di tesserati abbiamo registrato un incremento e ora stiamo intorno ai 1.800 soci. Abbiamo dato “asilo” a fuoriusciti di altri gruppi, specie del Commando.”
Come sono i rapporti con gli altri gruppi?
“Sono rapporti di quieto vivere, ma anche di collaborazione, soprattutto per le trasferte. Non c’è comunque quell’affiatamento fraterno, forse perché su alcune questioni ci sono state incomprensioni. A livello personale ci troviamo in sintonia con i ragazzi di Opposta Fazione. In Sud ci sono troppi “viscidi”, uomini della presidenza per capirci, non c’è più l’amore di dieci anni fa e non ci sono ragazzi come Roberto Rulli (ex capo del C.U.C.S.).
Quando tutti i gruppi si unirono sotto il C.U.C.S., Antonio Bongi, leader del gruppo, fu d’accordo con la fusione. Dopo Roma-Dundee decidemmo di riprenderci la nostra identità e il nostro muretto. Non ci specchiavamo nella filosofia del Commando che veniva visto più come una vetrina, una passarella aperta a cani e porci. Volevamo un gruppo d’azione, un gruppo che affrontasse l’avversario a viso aperto, che accettasse la sfida senza remore, il cui nome incutesse paura. Questa era la nostra mentalità, lontana anni luce dal becero delinquentismo gratuito, dal borseggiamento, dal furto di catenine e roba simile, insomma contrario alla macchietta dell’ultrà romano e della Sud dipinta come tana di eversivi “cani sciolti”. In parecchie trasferte avevo visto i tifosi della Roma temporeggiare, in difficoltà, e volevo che il mio gruppo pur restando nelle retrovie si facesse conoscere. L’apice è stato raggiunto quando abbiamo rotto il gemellaggio con i napoletani, facendo irruzione al momento del giro di campo, provocando scaramucce tra i tifosi della Roma (era il 25 ottobre 1988, n.d.r.). Il periodo di maggior unione? Quello della finale di Coppa Uefa e degli anni del Flaminio. Poi tutto si è sgretolato per colpa di qualche personaggio che ha messo di mezzo interessi privati.”
In che misura avete partecipato alla contestazione di Trigoria?
“Siamo stati noi a coordinare la contestazione insieme a Peppone della Falange Ostile e a qualche ragazzo del Commando. Per noi i giocatori passano, la Roma resta. Stiamo ancora scontando gli errori della gestione Ciarrapico, ma speriamo con Sensi di “espiarci”. Con la Società comunque siamo ai ferri corti, in particolare con Agnolin che vuole marescialli e non persone.”
Il segreto.
“Il sogno nel cassetto dei Boys è sempre stato il gemellaggio con gli interisti, anche se da giallorosso verace sarebbe stupido dire che non li odio, però stimo Franco Caravita (capo dei Boys S.A.N. n.d.r.).”
I derby.
“I derby erano molto più “pesanti” anni addietro. Adesso ci conosciamo tutti, succede un pò di parapiglia solo la mattina. Il vero derby è con il Napoli. Comunque non ci tiriamo indietro e i laziali sono sempre odiati in quanto laziali.”
Dissapori.
“Parecchie volte abbiamo pensato di scioglierci, ma era un dolore troppo grande non vedere più lo striscione dei Boys. Sei anni fa eravamo più solidali e uniti, eravamo una leggenda. Una volta abbiamo tolto lo striscione sostituendolo con uno con scritto “Lavori in corso” per dare una sterzata all’ambiente. Ultimamente il gruppo si era imbastardito, c’era gente che veniva solo per farsi le canne. Abbiamo messo le transenne al settore e avviato una operazione di ripulitura per riportare stile e dignità. Per tre settimane (nel 1993, n.d.r.) c’è stato sul muretto lo striscione “Chiuso per restauro”. Siamo in crescita. Abbiamo superato i 1.500 soci e siamo eccitati, pronti per litigare come è nel nostro spirito, specie nelle trasferte di Firenze, Napoli e Brescia, napoletani e fiorentini si sono dimostrati campioni delle infamità e delle carognità.”
Cliché.
“A Roma il tifo si è sempre fatto con fumogeni, tamburi e sciarpe. Mi sarebbe piaciuta però una curva senza tamburi perché secondo me sono soprassati.”
La stampa.
“La stampa romana non vede bene i tifosi della Roma e viceversa. Alcuni giornalisti sono subdoli fomentatori, spesso foraggiati anche dalla Società. Dicono che siamo il 12° uomo, il cuore di Roma, coreografie da brivido e poi ci additano come la marmaglia di Roma, come terroristi di estrema destra e così la polizia ci dà la caccia come facevano con le streghe”.

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