Skinheads e calcio

Birra, calcio e musica oi! sono gli ingredienti principali della subcultura skinhead. “We go to football matches, we always have a laugh Always get some bovver in, before the second half We have our selve a smashing time, we really have some fun Especially when the odds are ours 25 to 1, to 1″ The Last Resort- Violence In Our Minds

Il movimento skin

Convenzionalmente si fa risalire la nascita degli skinheads in Inghilterra nel 1969, il celebre “Spirit of ’69”, quindi di fatto quest’anno uno dei movimenti giovanili più amati, odiati, travisati e duraturi della storia festeggia i suoi primi 50 anni.

In realtà i primi gruppi di skins iniziarono a vedersi nelle strade inglesi già qualche anno prima: giovani dalla testa rasata invadevano i pubs e le terraces da nord a sud. Sì, perché fin da subito la passione per il calcio ha rivestito un ruolo molto importante nella scena skinhead. Le ragioni sono del resto facilmente individuabili: nel Regno Unito la passione per il calcio ha sempre svolto un ruolo fondamentale tra i giovani maschi, quindi va da sé che gli skins si trovarono a condividere lo stesso spazio sulle gradinate. E poi lo skin nasce aggressivo per natura, quindi quale miglior sfogo possibile dell’hooliganismo, che proprio in quegli anni si andava affermando in maniera più organizzata e sistematica? La cosa divenne ancora più evidente poi con il revival skinhead dei primi anni ’80: l’esplosione dell’Oi! diede ancora più visibilità al fenomeno e praticamente quasi ogni gruppo aveva uno o più inni dedicati al calcio e alle gradinate.

A Londra tutte le tifoserie erano invase dagli skins, ma Chelsea, West Ham e Millwall lo erano in maniera del tutto preponderante. Si suole infatti dire che all’epoca la gradinata più calda dello Stamford Bridge, casa del Chelsea, era “Skinheadland”, visto l’altissimo numero di teste rasate che la frequentavano. Del resto anche figure storiche come Chris Henderson dei Combat 84, Mick Geggus dei Cockney Rejects e Roi Pearce dei The Last Resort erano figure molto attive nelle firm di Chelsea, West Ham e Millwall.

Quando tra Liverpool e Londra iniziò poi a svilupparsi il movimento casual per rendersi meno riconoscibili, gli skinheads rimasero ancora per qualche anno zoccolo duro in alcune sacche del profondo nord inglese più refrattarie alle mode, tipo Nottingham, Newcastle e Sunderland.

Gli skins negli stadi italiani

Passando agli affari di casa nostra il movimento skin sbarcò negli anni ’80, grazie all’intensificarsi dei viaggi nella capitale inglese. E anche da noi spesso chi era skin era anche un ultras della squadra della propria città. Leggenda vuole che il primo striscione con la dicitura Skinheads sia spuntato nella curva della Nocerina, anche se molto probabilmente chi lo portava non aveva nulla a che fare con il movimento, ma trovava il nome adatto ad un gruppo ultras in quanto suonava minaccioso. I primi nuclei skins nelle curve iniziano a vedersi a Bologna, Genova, Milano, Verona e Pisa, per poi diffondersi un po’ ovunque. A Milano nella curva dell’Inter abbiamo gli Skins e poi troveremo sempre tanti skinheads negli Irriducibili. In curva del Milan i primi skinheads li troviamo nelle Brigate Rossonere e in Squadraccia e più tardi nella Fossa dei Leoni. Nella Gradinata Nord genoana campeggia per qualche periodo lo striscione Skinheads (stessa cosa a Pisa) e poi tanti di loro faranno parte della Fossa dei Grifoni. A Verona la presenza skin si farà sempre sentire in ottimo numero fin dai primi anni ’80, mentre nelle due curve romane non sarà mai particolarmente organizzata. Ma in generale non ci sarà tifoseria che dagli anni ’80 ad oggi non avrà avuto nelle sue fila qualche skinhead, quando non veri e propri nuclei o gruppi. Come tifoseria di provincia come non segnalare quella della Pro Patria, che ha avuto sempre un gruppo attivo di skins, prima con gli Skinheads, poi con Busto Crew ed ora con gli United.

Dallo skinhead al casual

In Francia, Germania e Spagna, forse ancora più che da noi, la politica ha rivestito un ruolo fondamentale nella scena, quindi anche tra le tifoserie i nuclei di skinheads erano ben divisi in base all’appartenenza politica. Come non citare gli skins di Parigi all’interno della tifoseria del PSG e le orde di teste rasate che riempivano le gradinate tedesche tra gli anni ’80 e ’90.

Con la caduta del Muro di Berlino la scena skin si è molto diffusa ad est e le tifoserie si sono riempite di teste rasate, sovente poco attente a musica e stile, ma molto concentrate sull’aspetto violento della sottocultura. Ora però anche ad est è in corso una fase di reflusso, tanto che gli hooligans ora hanno quasi tutti un outfit casual molto marcato.

Concludendo possiamo affermare che quasi ovunque ormai non è più il tempo di gruppi folti di skinheads, come accaduto negli anni ’80 e ’90, ma le teste rasate non sono mai sparite del tutto dagli stadi e credo proprio che non spariranno mai, perché state pur certi che dove c’è uno skinhead quasi sempre c’è anche amore per il calcio.

Johnny Bresso

Di seguito una raccolta foto sul legame tra skinheads ed il calcio, tra la sottocultura ed il mondo delle curve, le gradinate ed il tifo degli ultras che spesso si è manifestato come violenza hooligan.