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Coro ultras Brescia Non tifo gli squadroni ma tifo te

Il coro degli ultras Brescia Non tifo gli squadroni ma tifo te arriva ad essere citato anche da una testata giornalistica e l’autore dell’articolo si cimenta nel campo delle canzoni da stadio.

Il giornalista de Il Corriere della sera, spiega anche l’origine del coro, che poi non c’è solo a Brescia, parlando del San Lorenzo de Almagro e della sua calda tifoseria che ha dato vita al coro originale. Del coro argentino abbiamo già parlato..ora godiamoci quello del Brescia!

Il Brescia e quel coro ultrà che arriva da Buenos Aires
In curva tutti pazzi per «Non tifo gli squadroni ma tifo te»

Viene da lontano, molto lontano, dall’altra parte dell’Atlantico, come spesso succede, visto che in questo campo le hinchadas – le tifoserie – sudamericane sono insuperabili. È una canzone, o meglio un coro, e non ha titolo. Ecco il ritornello: «Non tifo gliViene da lontano, molto lontano, dall’altra parte dell’Atlantico, come spesso succede, visto che in questo campo le hinchadas – le tifoserie – sudamericane sono insuperabili. È una canzone, o meglio un coro, e non ha titolo. Ecco il ritornello: «Non tifo gli
squadroni/ ma tifo te». Da Vicenza a Gubbio non manca mai. Da qualche mese infatti lo cantano gli ultrà della Curva Nord, e insieme a «Il Brescia è una malattia/ che non va più via», è il coro più in voga del momento. Il ritmo lento ma inesorabile tradisce immediatamente la denominazione controllata sudamericana, e infatti il coro originale risuona ogni domenica ormai da qualche anno nel Nuevo Gasometro di Buenos Aires, casa (non troppo amata, curiosamente come il
Rigamonti…) delViene da lontano, molto lontano, dall’altra parte dell’Atlantico, come spesso succede, visto che in questo campo le hinchadas – le tifoserie – sudamericane sono insuperabili. È una canzone, o meglio un coro, e non ha titolo. Ecco il ritornello: «Non tifo gli
squadroni/ ma tifo te». Da Vicenza a Gubbio non manca mai. Da qualche mese infatti lo cantano gli ultrà della Curva Nord, e insieme a «Il Brescia è una malattia/ che non va più via», è il coro più in voga del momento. Il ritmo lento ma inesorabile tradisce immediatamente la denominazione controllata sudamericana, e infatti il coro originale risuona ogni domenica ormai da qualche anno nel Nuevo Gasometro di Buenos Aires, casa (non troppo amata, curiosamente come il
Rigamonti…) del San Lorenzo de Almagro, glorioso club della capitale argentina caro allo scrittore Osvaldo Soriano, geniale autore del Rigore più lungo del mondo .
La versione originale in realtà ha un ritmo leggermente più veloce (per sentirli entrambi basta un clic su youtube) ma il concetto è esattamente lo stesso, visto che la strofa finale dice precisamente così: «nosotros no somos Boca ni River Plate», «noi non siamo né il Boca né il River Plate». Il San Lorenzo, fondato nel 1907 e conosciuto anche come Ciclòn , si pone infatti da sempre in diametrale contrapposizione con i due club più prestigiosi (e ricchi) del paese. Da qui la scelta di alcuni ultrà bresciani (pare di San Polo) che hanno adattato il testo: niente squadroni come Milan, Inter o Juve, solo Brescia. L’esordio è avvenuto, pare, nel novembre scorso al Bentegodi di Verona.
Fra Brescia e San Lorenzo non c’è un gemellaggio, ma è curioso come i punti d’incontro non manchino. Si diceva prima del Nuevo Gasometro, osteggiato dai tifosi proprio come avviene per il Rigamonti. Lì però il problema non è la qualità dell’impianto, bensì la sua storia: si chiama Nuevo perché nel ’79 il Gasometro originale fu confiscato dalla dittatura militare di Videla. Oggi, al posto di quello che fu uno degli stadi più belli d’Argentina, sorge un supermercato. Una volta Soriano raccontò il suo incontro con il grande attaccante José Sanfilippo: «Una sera siamo andati al supermercato che hanno costruito dove c’era il Gasometro: voleva farmi vedere il posto dove aveva segnato il famoso gol di tacco contro il Boca nel 1962. Era vicino alla maionese».
Fine della storia. Tornando alle cose di qua, pare che per la trasferta delicatissima di Pescara di lunedì sera alla fine ci saranno 150 o addirittura 200 tifosi. Sono moltissimi, giocando di lunedì. Un numero che la dice lunga sull’atmosfera che circonda il mondo Brescia. Che, come ha ribadito ieri il tecnico Calori, «non si vuole accontentare».

Di Carlos Passerini

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