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Musica e ultras con lo striscione Nabat in Curva Costa

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A Bologna, nella Curva Andrea Costa era presente tra gli striscioni degli ultras quello “Nabat” che si riferiva ad una band musicale, nota nel panorama skinhead.

Questa storia appassiona non soltanto i “malati” di tifo ed i “feticisti” adoratori di cimeli del mondo ultras, ma anche e soprattutto gli intenditori di musica e delle sottoculture giovanili.

Già, di striscioni, pezze, bandiere e 2 aste ce ne sono un’infinità di tutti i tipi, ma cerchiamo di pensare agli anni ’80, in cui c’era meno produzione di materiale. Nel contesto di una Bologna che non è certamente quella che è diventata ora, un po’imborghesita (e non me ne voglia nessun felsineo che legge), in cui lo stadio, come in tutto lo Stivale (a parte alcuni casi) era lo specchio della società. Al Dall’Ara potevo incontrare tutti, per carità, ma nel settore popolare c’era la working class.

Ecco che la sottocultura, la controcultura, lo stile giovanile prende piede nelle periferie ed entra “a gamba tesa” nell’ambiente del tifo organizzato! In alcune altre città erano già comparsi o stavano comparendo i primi striscioni con le sigle “mods”, “teddy boys”, “hell’s angels” etc..ed a Bologna apparve “Nabat”. Non un più semplice e scontato (che non è affatto semplice e scontato oltretutto!) “skinheads”, ma proprio “nabat”, come il nome della band che in quel periodo andava per la maggiore nella cerchia della musica oi!

Nabat:

si tratta di un gruppo musicale che, a mio avviso, è il più rappresentativo della skinhead music italiana e che fa ancora parlare di se dopo anni. Il nome è molto particolare, viene dal russo e significa “campane a stormo”. Siamo abituati a dare sempre una collocazione politica a tutto, al gruppo da stadio, come alla band, figuriamoci nell’ambito delle teste rasate, eppure stavolta voglio ribadire, stupendo ogni stolto o malizioso che i Nabat nascono come apolitici. Attenzione! I loro testi, puro oi!, non possono essere esenti dal parlare dei problemi e del sociale, quindi fanno politica, ma non si schierano apertamente a destra o sinistra o altro; sono una skinhead band e basta, sono ribelli senza etichetta! Nascono nel 1979 e terminano nel 1987, pur riformandosi più tardi con altre lineup. Tanto per ribadire il concetto ricordo a tutti e spiego ai “non addetti ai lavori” che mentre Steno, mitica voce e simbolo della band, è chiaramente impegnato diciamo a “sinistra”, Stiv Roda, primo chitarrista, terminata l’esperienza musicale con il gruppo, si unì agli Skrewdriver di Ian Stuart, il simbolo dell’ultradestra skinhead e del RAC – Rock Against Comunism.

“Ci han diviso in tante squadre
per il loro sporco gioco
non lasciarti intrappolare
cerca sempre di reagire”

Altro musicista, anche esso degno di nota è Riccardo Pedrini, non esente da polemiche, scrittore ed autore del saggio “Skinhead”, come di altre opera di storie parallele, di controcultura come “Lo stile della strada”, “ribellarsi è giusto” e “soria del punk a Bologna”. I Nabat si sono sciolti a seguito dei problemi legati all’intero mondo skin italiano, si sono poi riformati e riscissi, cambiando nomi e girando intorno alla persona di Steno, tra split e colaborazioni. La cosa principale è che i Nabat hanno fatto la storia dell’OI! italiano, hanno creato un’etichetta musicale e sono stati presenti nelle raccolte “quelli che urlano ancora” a raduni e concerti facendosi conoscere anche all’estero. La storia di una band la scrivono le canzoni, ancora ad oggi attuali, il sound grezzo e che fa paura tremare ancora oggi.

Lo striscione in Curva Bulgarelli:

“Nabat” quindi, come la band e per distinguersi dando un tocco di unicità rispetto agli altri skinhead degli stadi d’Italia. Ovviamente anche i musicisti e chi gli girava intorno venivano a tifare i rossoblu. La bellezza di questo striscione durò dal 1982 al 1983, per poi essere sostituito proprio da “skinhead” e dal più piccolo “skins” sempre a supporto dei felsinei e che durarono più nel corso del tempo.

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Una nota importante e sempre dedicata agli amanti delle sottoculture è che nella foto, una bellissima chicca, scattata allo stadio Romeo Menti di Vicenza nella stagione 85/98, si nota sul lato opposto oltre i Forever Ultras uno dei primo striscioni “mods” del ben più noto gruppo ultras bolognese, che, se non forse alla sua genesi, non annoverò modernisti tra le sue fila.

Non possiamo che terminare questo articolo con una canzone e scegliamo quella che per noi è un inno, un coro generazionale, il jingle della rivolta Tempi Nuovi, pubblicato nel 1986 nel vinile Un altro giorno di gloria pubblicato da CAS Record:

Il testo di Tempi nuovi dei Nabat:

Oooooooooooh ea ea ea
Oooooooooooh ea ea ea
Oooooooooooh ea ea ea
Oooooooooooh ea ea ea

Per quanto tempo siamo qua, noi stiamo ancora aspettando
Secoli di immondizia non ci hanno ancora cancellato
Pensa solo a quanti siamo, pensa solo se
La nostra grande forza che cos’è

Ma non ti dimenticare mai che cosa sei, che cosa vuoi
Questo muro è alto ma potremo anche abbatterlo
E una risata, tutto quanto cambierà
La nostra grande forza che cos’è

Oooooooooooh ea ea ea
Oooooooooooh ea ea ea
Oooooooooooh ea ea ea
Oooooooooooh ea ea ea

Quante volte hanno provato a farci cambiare idea
Da quanto tempo stiam pagando per i loro guai
Quante urla abbiam sentito dentro ai corridoi
Quanti volti in gabbia siamo no

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