Una fresca bavisela è la canzone dei tifosi a Trieste

La Curva Furlan covo del tifo organizzato della Triestina canta Una fresca bavisela, canzone di musica popolare allo stadio.

Siamo abituati ai classici cori contro, alle parole poco educate, agli slogan secchi ed inerenti alla squadra o ai giocatori, ma il mondo delle tifoserie ci regala anche queste perle. Da sempre l’ultrà è legato al club ed alla città, l’appartenenza è tutto! La Curva Furlan spicca per “triestinità”, per quell’amore e quell’orgoglio tipico, anche rafforzato dalla posizione geografica di confine e dalla storia che ha visto i triestini dover sempre ribadire le proprie posizioni ed origini. Trieste è alabardata e chi tifa Unione è triestino!

Bene a tal proposito ti vogliamo parlare di questa canzone dei tifosi della Triestina che richiama appunto la musica popolare. Il video è relativo ai play off 2019 di Giugno contro la Feralpisalò:

Una fresca bavisela

La Curva Furlan canta una canzone “marinaresca”, creata dalla penna di un musicista e di un poeta, ovviamente di Trieste, nel 1944, un anno ed un periodo duro per la città. Publio Carniel e Raimondo Cornet scrivono quindi questa barcarola in stile veneziano del 700 in dialetto che racconta di un pescatore nel golfo del Quarnaro che va con la sua barca..e intanto una dolce brezza lo avvolge e la luna piena illumina il cielo dove brillano già le stelle:

Una fresca brezza
inizia già a soffiare
c’è ponente sulla vela
ed è bello navigare!
Ti saluto, donna mia,
vado in barca a vogare!
Se stanotte starò via
non ti devi disperare!
Trieste dorme,
ed il mare si muove appena,
le stelle brillano
e mi fanno sognare …
E se questa notte
prendo una sirena,
io te la voglio
regalar domani.
Ho con me tre grandi affetti,
quando vado là sul mar:
ho Trieste, i tuoi occhietti
e la barca per pescar.
Ma domani, quando fa giorno,
tu mi sentirai cantare
io ti porterò, quando torno,
tutti i pesci che ci sono in mare.

Questa sopra è la traduzione, ma il testo orginale è il seguente:

Una fresca bavisela, incomincia sa a suffiar,
de ponente sula vela,
che xe un gusto a bordisar,
te saludo dona mia,
vado in barca a panolar,
se sta note stago via;
no te devi a disperar.Trieste dormi,
che ‘l mar,se movi apena_,
le stele brila,
e leme fa sognar,
e se sta note,
ciapo una sirena, “
mi te la voio, . .
domani a regalar.
Go con mi tre granddi afeti,
quando vado la sul mar
go Trieste, i tui oceti.e la barca per pescar;. : .
ma domani co fa giorno,
te me sentira cantar,
mi te porterò. co’ torno.
tu_i i pessi che xe.in mar.
rieste dormi.
che’ l mar se movi apena;
le stele brila;
e le tue fa sognar, .
e se sta note,
Ciapo una Sirena,
mi te la voio,
domani a regalar,
e se sta note,
Ciapo una Sirena,
mi te la voio,
domani a regalar.

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